“Attueremo il risultato del referendum”. Così il presidente della Catalogna Carles Puigdemont, parla in televisione 24 ore dopo il discorso del re di Spagna Felipe VI e si rivolge direttamente al sovrano. “Ha deluso molti catalani che credevano a un suo invito al dialogo e alla concordia”., ha detto Puigdemont che ha ribadito l’intenzione di portare lunedì prossimo alle 10 di mattina in Parlamento il risultato del referendum. “Nei prossimi giorni sono sicuro che vedremo il lato migliore del nostro paese quando le autorità catalane attueranno i risultati del referendum – ha detto Puigdemont -. Speriamo che non ci siano provocazioni e violenza, noi vogliamo starne alla larga”. Intanto il premier Mariano Rajoy respinge al mittente l’invito di Podemos che ha chiesto una mediazione con il governo catalano. “Non si può parlare con chi ricatta cosi lo Stato” ha risposto Rajoy che ha mandato in Catalogna 30 mezzi dell’esercito. “Solo per rifornimento”, specificano fonti del governo di Madrid, ma tutto lascia pensare a un avvicinamento studiato per poter intervenire più velocemente in caso di bisogno.

E mentre sotto inchiesta per sedizione e malversazione sono finiti il capo dei Mossos d’esquadra Luis Trapero e i due responsabili delle associazioni civiche che hanno animato il referendum, Barcellona è divisa tra chi è preoccupato da quanto sta avvenendo nella regione e chi spera nell’indipendenza. Anche la Ue ha affrontato la questione auspicando un accordo tra le parti che rispetti le leggi. Domenica è prevista una manifestazione per la Spagna unita promossa dal Partido Popular catalano. Intanto il leader di Ciudadanos, Albert Rivera catalano e antindipendentista, ha chiesto al premier spagnolo di applicare l’articolo 155 della Costituzione che prevede la sospensione dell’autonomia alle regioni. Nessun passo, almeno per ora in questa direzione, da parte di Rajoy.