"Dopo l’accordo raggiunto in Conferenza Unificata che ha fissato il programma di riordino dell’offerta di gioco sul territorio nazionale, i riflettori si accendono sul Piemonte perché si avvicina inesorabilmente il primo dicembre, data in cui la legge regionale contro il gap inizierà a produrre i suoi effetti". Lo evidenzia l'associazione As.tro spiegando che "Le proiezioni tecniche commissionate da Astro stimano un’espulsione del gioco legale sul territorio regionale intorno al 99%: quasi tutti i congegni legali non rispettano le norme regionali che impongono una distanza di 500m dai luoghi definiti sensibili e, pertanto, dovranno essere rimossi". Per scongiurare un simile scenario, Astro sta agendo su più fronti: da un lato si sta lavorando per ottenere una proroga promuovendo incontri istituzionali in Regione con i rappresentati politici per illustrare gli effetti che la normativa avrebbe in termini di occupazione, bilancio, lotta alle patologie e al gioco illegale. Dall’altro, prosegue il suo impegno al di fuori dei confini nazionali: a livello europeo, il 18 aprile scorso, è stata presentata alla Commissione Europea, una petizione a firma dell'europarlamentare Alberto Cirio (coadiuvato dal Presidente Mario Negro) per denunciare gli effetti distorsivi che la legge regionale del Piemonte avrebbe sulla concorrenza del mercato interno nel momento in cui impone il divieto di installazione di apparecchi da intrattenimento dal raggio di 500m rispetto ai cd. luoghi sensibili".

"In particolare, nella petizione viene denunciata la violazione del principio di proporzionalità: l’effetto espulsivo del ‘distanziometro’ sarebbe sproporzionato rispetto all’obiettivo di scoraggiare il gioco d’azzardo patologico costituendo, al tempo tesso, una palese violazione delle libertà di stabilimento (articolo 49 TFUE) e di prestazione dei servizi (articolo 56 TFUE). Il risultato sarebbe una palese distorsione della concorrenza fra esercenti commerciali che gestiscono gli apparecchi in questione a seconda della loro ubicazione. Con la petizione, viene richiesto l’intervento urgente della Commissione europea ed una sua pronuncia sulla compatibilità di tale normativa con le libertà economiche del mercato interno, senza sottovalutare i risvolti critici sull’occupazione (solo in Piemonte sono a rischio circa 11.500 posti di lavoro)".