Il settore dei giochi “frutta all’Erario circa 11 miliardi di euro l’anno”, denari “letteralmente ‘sottratti’ all'illegalità, la quale non aspetta altro se non di ‘ri-appropriarsi’ di quel business che – sino al 2004 – controllava totalmente". E’ quanto sottolinea in una nota l'associazione dei gestori Astro. “Dalle Regioni Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Puglia, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lombardia (a cui si devono sommare i Sindaci di centinaia di Comuni caratterizzati dall’orario ridotto “per le slot”), dipende, invece, la persistente presenza dell’1,1% del PIL, ovvero di quell’asset trainante del gioco lecito (gli apparecchi), che consente al circuito di consegnare all’Erario 11 miliardi di euro. Per risolvere il bilanciamento di interessi tra la salute pubblica e la tenuta del bilancio, EELL e Governo sono stati chiamati a trovare un’intesa, che per la verità è anche stata effettivamente raggiunta e sottoscritta, ma che, a conti fatti, non farà restare accesi gli apparecchi del Piemonte, non farà restare aperte le attività di gioco dedicato dell’Emilia Romagna, e parimenti nelle altre aree territoriali. La questione non è più solo industriale, ma seriamente politica – conclude la nota di Astro -, in quanto gli eletti alle Amministrazioni Locali non sono marziani, ma componenti della medesima politica che ha il compito primario di non far ‘fallire l’Italia’, e “quello di costruire un’economia nazionale che possa gradualmente e concretamente evolversi sino a diminuire la dipendenza dei conti pubblici dalle Entrate Erariali di gioco”.