La toga dei magistrati "non è un abito di scena, non si tratta di un simbolo ridondante o soltanto frutto di tradizione. Rappresenta invece il senso della funzione che vi appresta a svolgere". È il monito del capo dello Stato Sergio Mattarella che ha incontrato al Quirinale i magistrati ordinari in tirocinio nominati a febbraio. Un duro intervento contro i giudici star che arriva a pochi giorni dalla critica da parta del vicepresidente del Csm Giovanni Legnini contro il protagonismo dei giudici. Il presidente della Repubblica poi ha dichiarato: "La toga viene indossata per manifestare il significato di ‘rivestire’ il magistrato, che deve dismettere i propri panni personali ed esprimere così appieno la garanzia di imparzialità, la quale si realizza mediante l'esclusiva soggezione alla legge e, quindi, la conformità ad essa".

Dopo aver sottolineato che il magistrato non è “uno strumento meccanico", il capo dello Stato ha però affermato che egli "non deve né perseguire né dar l'impressione di perseguire finalità estranee alla legge ovvero di elevare a parametro opinioni personali quando fa uso dei poteri conferitigli dallo Stato" perché questo metterebbe "a rischio la credibilità della funzione giudiziaria che è un bene prezioso e fondamentale nella società democratica e nel disegno della nostra Costituzione". E ancora: "L'irrinunciabile principio dell'autonomia e della indipendenza non può essere, in alcun modo, una legittimazione per ogni genere di decisione anche arbitraria, bensì rappresenta la garanzia di difesa da influenze esterne affinché il magistrato utilizzo il suo bagaglio culturale per applicare il diritto nel caso concreto".