Nel giorno in cui alla Camera ha votato senza problemi due delle tre fiducie poste dal governo sul Rosatellum, l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fa notare che questa scelta limita pesante i parlamentari. Intanto non si fermano le proteste di Mdp e M5s e domani in piazza, a Roma, è atteso anche Beppe Grillo.

"La fiducia sulla legge elettorale rappresenta un’altra macchia indelebile sulla storia di questa legislatura - afferma Alfredo D’Attorre di Mdp intervenendo in Aula -. Oggi il governo Gentiloni sta tradendo l’impegno e calpestando il voto del 4 dicembre, il quale diceva che le regole fondamentali non possono essere ostaggio degli interessi di una parte. Tradendo quell’impegno Gentiloni oggi perde anche la faccia. Gentiloni non è presente in Aula perché la faccia non ce la mette in quanto avverte l’imbarazzo e l’incoerenza della sua scelta, e forse sappiamo chi è il mandante neppure troppo occulto di questa gravissima forzatura democratica". I Cinque Stelle ricordano che "era il 1923 quando per la prima volta nella storia d’Italia venne apposta la fiducia su una legge elettorale. C’era il fascismo e si trattava della legge Acerbo, fortemente voluta da Benito Mussolini per assicurare al Partito nazionale fascista una solida maggioranza parlamentare". Beppe Grillo invece si appella direttamente ai cittadini: "se lasciate che vengano di nuovo cambiate le regole elettorali per far sì che la melma del paese torni in alto - scrive -, ancora una volta saranno i vostri figli a farne le spese".

Napolitano, intanto, annuncia che parlerà al Senato. "Con la fiducia posta in blocco dal governo sulle parti sostanziali del testo, prima che si aprisse il confronto sugli emendamenti all'art.1, non mi resta che la sola possibilità di intervenire in Senato nel corso del dibattito in Assemblea sulla fiducia - spiega - . Ed è ciò che intendo fare, anche per mettere in luce l'ambito pesantemente costretto in cui qualsiasi deputato oggi, o senatore domani, può far valere il suo punto di vista e le sue proposte, e contribuire così alla definizione di un provvedimento tra i più significativi e delicati". Ma in piazza i Cinque stelle non gradiscono e fischiano il presidente emerito.