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POL - Via D'Amelio, 17 anni dopo nuovo pool e nuovo pentito
--IL VELINO SERA--
Roma, 17 apr (Velino) - Giunge notizia dal profondo Sud che a Caltanissetta si è ricostituito un nuovo pool di magistrati alla ricerca della verità sulle stragi del 1992, e in particolare sulla strage di via D’Amelio, quella in cui fu ucciso Paolo Borsellino e con lui fu sterminata la sua scorta. Il pool, o la “fazzolettata” come famigliarmente lo chiama il cronista del Giornale di Sicilia, sarebbe costituito dal procuratore capo Sergio Lari, dai procuratori aggiunti Domenico Gozzo e Amedeo Burtone e dai sostituti procuratori Nicolò Marino e Stefano Luciani. Dalle stragi sono passati diciassette anni e sono stati celebrati sette processi tra primo grado, appello e Cassazione, che hanno scaraventato in galera il fior fiore di Cosa nostra, boss e gregari, capi storici e capi mandamento, maneggiatori di tritolo ed esperti di elettronica, ma non hanno scovato i cosiddetti mandanti dal volto coperto, i “politici”, i pezzi da novanta dello Stato, l’eterno miraggio dei teoremi dei professionisti dell’antimafia.
Sembra che lo spunto per la riapertura delle indagini, che in realtà non sono mai cessate, sia stato fornito dalle dichiarazioni di un “pentito”, certo Gaspare Spatuzza, che ha rivelato che l’auto rubata e imbottita di tritolo per la strage di via D’Amelio sarebbe stata procurata da lui, e non da quel Salvatore Scarantino processato e condannato al suo posto. Tal che gli uomini della Dia, alla ricerca dei riscontri alle rivelazioni di Spatuzza, stanno già rovistando tra i reperti della strage che sono da tempo finiti all’autocentro di Roma, carcasse delle auto saltate in aria, lamiere contorte, motori a pezzi, resti delle carrozzerie, numeri di telaio e di matricola: reperti arrugginiti, di cui si era pensato di creare un museo ad hoc dedicato alle vittime delle stragi e inaugurato dai discorsi di don Ciotti e di Giancarlo Caselli.
Fatto sta che se non fu Scarantino a rubare l’auto della strage, salta tutta la catena delle complicità costruite intorno a lui e il presupposto stesso dei processi celebrati in questi anni (con la vergogna postuma di chi volle caparbiamente credere alle prime improbabili rivelazioni di quel “pentito”, così evidentemente instabile di mente, e ancora più caparbiamente rifiutò di credere alle sue stesse ritrattazioni e fece di tutto per “convincerlo” a smentire le ritrattazioni). Con un’ulteriore difficoltà per le nuove indagini: gli inquirenti non potranno più avvalersi, come fu per i loro predecessori, della consulenza del famoso Gioacchino Genchi, momentaneamente impedito e sospeso dalla polizia.
(Lino Jannuzzi) 17 apr 2009 19:14