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POL - Al cinema e in tv si nascondono favoreggiatori della mafia
--IL VELINO SERA--
Roma, 28 ago (Velino) - Nel romanzo di Leonardo Sciascia “Il giorno della civetta”, quando il capitano dei carabinieri Bellodi arresta il boss don Mariano Arena e lo interroga, questi gli spiega la sua concezione del mondo e dell’umanità: ”Io divido l’umanità in cinque categorie:gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i piglianculo e i quaquaraquà...Pochissimi sono gli uomini, o mezz’uomini pochi,gli ominicchi sono come i bambini che si vedono grandi, scimmi che fanno le stesse mosse degli uomini, i piglianculo vanno diventando un esercito, e infine i quaquaraquà che dovrebbero vivere come le anitre nelle pozzanghere...”. E infine gli dice: ”Lei,anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo...”. E il capitano con una certa emozione ribatte: ”Anche Lei è un uomo...”.
Questo saluto delle armi scambiato dal capitano dei carabinieri con il capomafia costò a Sciascia da parte dei professionisti dell’antimafia l’accusa di essere in fondo un estimatore e un favoreggiatore della mafia. Ora pare che tocchi agli autori dei film e delle fiction televisive sulla mafia. A fine giugno c’è stato un incontro organizzato a Palermo sul tema della mafia come è raccontata al cinema e in tv,e gli interventi sono stati ora trascritti e pubblicati su una rivista, dove due noti magistrati della procura di Palermo, Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato, hanno lanciato l’atto d’accusa: ”Mafia finta in tv e al cinema: così si rischia di favorire i boss”. ”Certe rappresentazioni - dice Ingroia - finiscono per propagare il fascino sinistro dell’eroe del male...una certa idea dell’immutabilità e dell’eternità della mafia,difficile da vincere in una terra incline al fanatismo come la Sicilia...”. E Scarpinato, che è sempre passato per l’ideologo del gruppo, approfondisce il concetto: ”Quella della mafia è una storia fatta di delitti e stragi decise in interni borghesi da persone come noi, che hanno fatto le nostre stesse scuole, frequentano i nostri stessi salotti, pregano il nostro stesso Dio, un terribile e irrisolto affare di famiglia, interno a una classe dirigente nazionale tra le più premoderne,violente e predatrici della storia occidentale...Da sempre il sistema di potere ha falsificato il sapere sociale sulla mafia. Prima, per decenni, ne ha negato ostinatamente l’esistenza, poi, sino alla metà degli anni Ottanta, l’ha banalizzata a mera criminalità comune e infine, dopo le stragi del ’92 e del ’93, ha giocato la carta di ridurla a una sorta di ‘mostri’, di ‘orchi cattivi’...Viene da chiedersi fino a che punto la rimozione e l’adulterazione che caratterizza la rappresentazione filmica della mafia sia condizionata non solo dalle autocensure di chi ritiene sconveniente raccontare storie sgradite al potere, ma anche da un sistema che orienta la produzione, canalizzando le risorse solo sui film e le fiction ‘innoccui’o peggio depistanti...”.
Sulla base di questi teoremi probabilmente il capitano Bellodi, se fosse stato una persona reale, a Palermo sarebbe stato inquisito e processato per favoreggiamento alla mafia, come è toccato nella realtà al capitano Sergio Di Caprio, il famoso capitano “Ultimo”che catturò Totò Riina e ai suoi superiori, il colonnello Obinu e il generale Mori, sospettati della famosa “trattativa ”tra lo Stato e la mafia e tuttora sotto processo. L’autore de “Il giorno della civetta” è morto, non senza essere stato insultato e mascariato fino all’ultimo giorno. Gli autori dei film e delle fiction televisive presi a bersaglio dai professionisti dell’antimafia sono ancora vivi e al lavoro. Stiano in guardia.
(Lino Jannuzzi) 28 ago 2009 18:35